Erosione del suolo, un danno economico oltre che ambientale Dall’Europa arriva un campanello d’allarme per l’Italia. Il nostro Paese paga, tra i Paesi membri dell’Unione Europea, il conto più alto in termini di erosione del suolo
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Erosione del suolo, un danno economico oltre che ambientale

categoria: Lunedì 05/03/2018
Erosione del suolo, un danno economico oltre che ambientale

Dall’Europa arriva un campanello d’allarme per l’Italia. Il nostro Paese paga, tra i Paesi membri dell’Unione Europea, il conto più alto in termini di erosione del suolo con una perdita annua di 619 milioni di euro e il 33% della sua superficie agricola totale colpita da erosione grave. Un danno ingente non solo dal punto di vista ambientale ma anche da quello economico, che ci vede più in difficoltà rispetto ai partner continentali. A livello europeo infatti, l’erosione del suolo colpisce oltre 12 milioni di ettari, circa il 7,2% del totale dei terreni agricoli. Un dato evidentemente migliore di quello italiano, ma che pone comunque in allerta i ricercatori. Secondo le più recenti stime del Joint research centre (Jrc) della Commissione europea, la perdita totale di produttività agricola è stimabile in 1,25 miliardi di euro/anno, mentre quella in termini di Pil complessivo ammonterebbe a 155 milioni di euro. La ricerca in questione, dal titolo Cost of agricultural productivity loss due to soil erosion in the European Union: From direct cost evaluation approaches to the use of macroeconomic models, ha preso in esame 167 milioni di ettari, il totale dei terreni agricoli dell’Unione europea, e dieci tipi di colture: mais, orzo, colza, soia, semi di girasole, patate, barbabietole da zucchero, segale, riso, legumi e grano. Risultato: l’erosione del suolo comporta costi diretti (danni gli agricoltori) ma anche importanti costi indiretti, che intaccano l’economia in senso più ampio, dalla perdita di habitat naturali e biodiversità all’abbandono di terre agricole. “Dobbiamo iniziare a valutare maggiormente il nostro suolo perché fornisce la maggior parte del cibo che mangiamo” ha aggiunto Panos Panagos, principale autore dello studio del Jrc. “Sono necessari maggiori sforzi per proteggere questi terreni, in modo che siano in grado di far fronte alla crescente domanda di cibo”.

 

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